Fiat e contratto auto, Marchionne se la ride

16.12.2010 22:07

Fiat e contratto auto, Marchionne se la ride

Se la Newco di Mirafiori non entrasse in Confindustria, potrebbero cadere anche gli accordi sulle Rsu. Per andare dove, si vedrà. Ma intanto l’eclisse dell’attuale sistema di rappresentanza, con i vincoli che ne derivano, sarebbe assicurata

di Giovanni Rispoli

Fiat e contratto auto, Marchionne se la ride (immagini di internet)
Un pessimo segnale anche per i lavoratori della Fiat, la fiducia a Berlusconi. Che sicuramente rafforza – se mai ce ne fosse stato bisogno – la richiesta di Marchionne di un contratto su misura per la newco di Mirafiori. Fuori da Confindustria, nessun riferimento al contratto nazionale, dice com’è noto il manager italo-canadese. Un progetto che, oltre al governo unilaterale dell’organizzazione del lavoro, dovrebbe consentire l’emarginazione di chi non si adegua ai desiderata aziendali, ovvero la Fiom. Puntando a ridefinirne, in peggio, la rappresentanza in fabbrica dopo averne ridotto il peso nei tavoli di contrattazione.Già, perché nel nuovo scenario che la "regola" di Marchionne aprirebbe, verrebbero a cadere anche gli accordi sulle Rsu, sulle rappresentanze sindacali appunto. Per andare dove, si vedrà; ma intanto l’eclisse dell’attuale sistema di rappresentanza, con i vincoli che ne derivano, sarebbe assicurata. Costringendo la Fiom a un nuovo, difficile impegno.

In tutto questo, in ogni caso, nel puntare sempre e comunque all’isolamento dell’interlocutore scomodo, non si può dire certo che Marchionne e la Fiat siano stati soli. Dai giorni di Pomigliano in avanti, infatti – e torniamo a quanto dicevamo all’inizio –, un governo sino a quel momento assai distratto rispetto alle sorti dell’auto – e più in generale dell’intera industria nazionale, tv escluse – non ha saputo fare altro che accodarsi a ogni nuova richiesta del vertice Fiat. Aiutato peraltro, e prima ancora che il caso dello stabilimento campano esplodesse, dalla progressiva costruzione di un’immagine, della Fiom e della Cgil, come di organizzazioni compulsivamente intente a dire sempre e comunque di no. Un’immagine che, trascurando i molteplici sì pronunciati in questi anni di crisi per porre rimedio a tanti disastri aziendali, è parsa frutto in molti casi, più che di malevolenza, di una buona dose di pigrizia intellettuale: a tagliare la realtà con l’accetta, i riformisti di qua i massimalisti di là, si fa indubbiamente prima.

Guardando le cose da un diverso punto di vista si potrebbe scoprire ad esempio – è stato detto, vale la pena ripeterlo – che nell’accordo separato del 22 gennaio 2009 sul modello contrattuale, nella trattativa che a quell’esito condusse, era ben visibile la volontà di mettere nell’angolo la Cgil, tentare di isolarla, ridurne per il futuro prestigio e influenza. Obiettivo squisitamente politico di un governo che voci dissonanti per sua natura non sopporta, su questo in sintonia con un sistema d’imprese capace di immaginare soltanto, di fronte alla crisi, l’indebolimento di diritti e tutele per i lavoratori. Scontata, sotto questo profilo, la trovata – pessima – delle deroghe contrattuali: quelle stesse deroghe, hanno ricordato Susanna Camusso e Maurizio Landini in questi giorni, che una volta evocate era inevitabile non avessero più fine; sino a separarsi dall’oggetto da cui derogare, il contratto nazionale di lavoro, per diventare esse stesse il cuore di nuovi contratti, come quello cui si pensa per Mirafiori.

Cosa ci porteranno i giorni a venire non è difficile immaginare. Fra le probabili evenienze – è la previsione del segretario generale della Fiom – il tentativo di trovare la foglia di fico che dovrebbe permettere ai firmatari del prossimo accordo, quello su Mirafiori, di salvare in qualche modo la faccia, (Se poi un accordo ci sarà: perché i dubbi che a Marchionne dell’Italia non importi granché, che punti ad alzare il prezzo per trasferirsi altrove, cominciano a crescere). Quale che sia la conclusione dell’intera vicenda, resta e si farà ancora più forte un problema di democrazia e di salvaguardia dei diritti – non casualmente la Fiom ha scritto a Federmeccanica, Cisl e Uil per chiedere un formale incontro sul tema –, così come diventerà più pressante l’esigenza, accanto alla difesa del contratto nazionale di lavoro, di una buona dose d’innovazione nell’odierna architettura contrattuale. Non si vede davvero perché a deciderne forma e contenuti debbano essere i diktat – o così o il piano B – di una sola impresa,

 

Nuova categoria

ISCRIVERSI ALLA FISAC CGIL

20.02.2011 13:31
  F federazione I  italiana S indacale A...
Oggetti: 1 - 1 di 1

Nuova categoria

La Busta Paga

07.12.2010 22:10
    La Busta paga o Foglio Retribuzione è il dettaglio degli emolumenti che vengono corrisposti dall’impresa al personale dipendente. Può trattarsi dell’erogazione dello stipendio o anche del pagamento della Tredicesima mensilità, del Premio di Produttività o dell’Incentivo aziendale:...

Nuova categoria

ISCRIVERSI ALLA FISAC CGIL

20.02.2011 13:31
  F federazione I  italiana S indacale A...

Nuova categoria

Camusso: patrimoniale e riforma fiscale per una nuova stagione

18.12.2010 19:38
  I provvedimenti del governo” ha dichiarato il Segretario Generale CGIL in un'intervista a 'L'Unità', “hanno peggiorato la situazione, mentre alcuni Paesi europei crescono l’Italia rimane ferma. Servono riforme, ma non certo quelle che ha in mente Confindustria” ...
Oggetti: 1 - 1 di 1