Fiat e contratto auto, Marchionne se la ride
Se la Newco di Mirafiori non entrasse in Confindustria, potrebbero cadere anche gli accordi sulle Rsu. Per andare dove, si vedrà. Ma intanto l’eclisse dell’attuale sistema di rappresentanza, con i vincoli che ne derivano, sarebbe assicurata di Giovanni RispoliFiat e contratto auto, Marchionne se la ride

In tutto questo, in ogni caso, nel puntare sempre e comunque all’isolamento dell’interlocutore scomodo, non si può dire certo che Marchionne e la Fiat siano stati soli. Dai giorni di Pomigliano in avanti, infatti – e torniamo a quanto dicevamo all’inizio –, un governo sino a quel momento assai distratto rispetto alle sorti dell’auto – e più in generale dell’intera industria nazionale, tv escluse – non ha saputo fare altro che accodarsi a ogni nuova richiesta del vertice Fiat. Aiutato peraltro, e prima ancora che il caso dello stabilimento campano esplodesse, dalla progressiva costruzione di un’immagine, della Fiom e della Cgil, come di organizzazioni compulsivamente intente a dire sempre e comunque di no. Un’immagine che, trascurando i molteplici sì pronunciati in questi anni di crisi per porre rimedio a tanti disastri aziendali, è parsa frutto in molti casi, più che di malevolenza, di una buona dose di pigrizia intellettuale: a tagliare la realtà con l’accetta, i riformisti di qua i massimalisti di là, si fa indubbiamente prima.
Guardando le cose da un diverso punto di vista si potrebbe scoprire ad esempio – è stato detto, vale la pena ripeterlo – che nell’accordo separato del 22 gennaio 2009 sul modello contrattuale, nella trattativa che a quell’esito condusse, era ben visibile la volontà di mettere nell’angolo la Cgil, tentare di isolarla, ridurne per il futuro prestigio e influenza. Obiettivo squisitamente politico di un governo che voci dissonanti per sua natura non sopporta, su questo in sintonia con un sistema d’imprese capace di immaginare soltanto, di fronte alla crisi, l’indebolimento di diritti e tutele per i lavoratori. Scontata, sotto questo profilo, la trovata – pessima – delle deroghe contrattuali: quelle stesse deroghe, hanno ricordato Susanna Camusso e Maurizio Landini in questi giorni, che una volta evocate era inevitabile non avessero più fine; sino a separarsi dall’oggetto da cui derogare, il contratto nazionale di lavoro, per diventare esse stesse il cuore di nuovi contratti, come quello cui si pensa per Mirafiori.
Cosa ci porteranno i giorni a venire non è difficile immaginare. Fra le probabili evenienze – è la previsione del segretario generale della Fiom – il tentativo di trovare la foglia di fico che dovrebbe permettere ai firmatari del prossimo accordo, quello su Mirafiori, di salvare in qualche modo la faccia, (Se poi un accordo ci sarà: perché i dubbi che a Marchionne dell’Italia non importi granché, che punti ad alzare il prezzo per trasferirsi altrove, cominciano a crescere). Quale che sia la conclusione dell’intera vicenda, resta e si farà ancora più forte un problema di democrazia e di salvaguardia dei diritti – non casualmente la Fiom ha scritto a Federmeccanica, Cisl e Uil per chiedere un formale incontro sul tema –, così come diventerà più pressante l’esigenza, accanto alla difesa del contratto nazionale di lavoro, di una buona dose d’innovazione nell’odierna architettura contrattuale. Non si vede davvero perché a deciderne forma e contenuti debbano essere i diktat – o così o il piano B – di una sola impresa,
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18.12.2010 19:38

Nelle banche, già a partire dal 2 settembre 1943, in pochi mesi ben diciassette Commissioni Interne sono ricostituite. Da subito si caratterizzano per le rivendicazioni economiche e per le significative lotte finalizzate a conquistare il diritto al lavoro.
di credito.
Anche in Banca d’Italia, pochi giorni dopo la Liberazione, il 13 giugno, si costituisce un Comitato Interno Provvisorio fondato dai rappresentanti del personale appartenenti al Quadripartito Politico, emanazione diretta del CLN. Il Comitato Interno Provvisorio si pone l’obiettivo, in via prioritaria, di ripristinare taluni organismi democratici aziendali, ma soprattutto di riammettere in servizio i lavoratori ebrei e i dipendenti licenziati a seguito dell’accusa di sovversivismo. 
nubilato per cui, in caso di matrimonio, l’azienda può procedere al licenziamento della lavoratrice. Sposarsi è considerato un reato. Tale norma sarà abolita solo nel 1963.
dell’avventiziato, le assunzioni per concorso pubblico.
Nel dicembre del 1969 comincia una stagione di drammatici attentati (passata alla storia come strategia della tensione) proprio con l'esplosione di un ordigno nella Banca Nazionale dell'Agricoltura a Milano.
rivendicare aumenti uguali per tutti e rivendicazioni sociali come principio di unità di classe.
Nel 1977 viene approvata la legge 903 che rappresenta la più importante svolta culturale nei confronti delle donne. Con questa legge si passa dal concetto di tutela per la donna lavoratrice al principio del diritto di parità nel campo del lavoro e si introducono i primi elementi di condivisione della cura dei figli. Sono battaglie che permettono di realizzare un’esperienza collettiva che in pochi anni ha trasformato le coscienze e la vita delle donne. La donna, oltre alla parità, rivendica il diritto all’autodeterminazione nella vita privata e nella società, rivendica il pane e le rose: il diritto a scegliere la sua vita, il diritto al lavoro e alla felicità.
Dopo solo pochi mesi, il 14 febbraio del 1984, la neonata FISAC vive una delle pagine più difficili della storia della CGIL: il lacerante accordo di San Valentino sulla scala mobile. Per fortuna, nel nostro settore, nonostante un duro confronto, i riflessi negativi saranno marginali.
Con la legge Amato del 1990 il sistema bancario, per anni disegnato come la “foresta pietrificata”, entra in una fase di rivolgimenti radicali: cambia il modo di fare banca, cambia il lavoro in banca. Nelle banche di diritto pubblico e nelle casse di risparmio cambiano soprattutto le regole e gli assetti contrattuali che incidono sulle condizioni di un’ampia parte della categoria.