FILLEA CGIL: parte campagna “Siamo uomini o caporali?”
| La FILLEA chiede di equiparare il reato di caporalato al reato di traffico di esseri umano, perseguendolo quindi penalmente » Materiali FILLEA CGIL: pacchetto sicurezza, un regalo all'economia illegale - VI Conferenza sull'Immigrazione |
La FILLEA CGIL lancia oggi la campagna 'Siamo uomini o caporali?', un'iniziativa che ha come obiettivo quello di far approvare dal Parlamento una legge che inserisca nel Codice penale italiano l'equiparazione del reato di caporalato a quello della tratta di esseri umani.
Negli ultimi anni il fenomeno del caporalato si è andato espandendosi in tutto il Paese, soprattutto nei settori più esposti dell'agricoltura e dell'edilizia, settori in cui la malavita organizzata e le mafie hanno fatto della tratta umana un ricco business. E' da molto tempo che la FILLEA chiede un intervento da parte delle Istituzioni per porre fine a questo intollerabile crimine e per riaffermare la legalità in un settore, quello delle costruzioni, dove è sempre più forte e sempre meno contrastata la presenza di lavoro nero, sfruttamento e caporalato. Lo scorso anno il sindacato degli edili ha lanciato il grido d'allarme sugli effetti dirompenti che la crisi avrebbe prodotto sul mercato del lavoro delle costruzioni, caratterizzato da una enorme frammentazione d'impresa, dalla presenza di forti interessi della criminalità organizzata sul sistema degli appalti pubblici, dalla riduzione dei finanziamenti per le opere pubbliche e dal persistere del sistema d'asta al massimo ribasso. Una miscela esplosiva che produce effetti devastanti a catena: sempre più imprese ricorrono al lavoro nero e grigio, sempre più imprese per sopravvivere debbono scendere a patti con chi gestisce gli appalti, sempre più imprese per poter lavorare accettano di partecipare alle gare con ribassi di oltre il 50%, ed il dumping realizzato dalle imprese che operano in condizioni di illegalità estromette dal mercato le imprese sane, quelle che rispettano le leggi ed il lavoro. Gli effetti di questa situazione dirompente sono tutti sulle spalle dei lavoratori: più sfruttati, spesso ridotti in schiavitù, senza tutele né diritti né sicurezza. Con la crisi ed in assenza di un ruolo forte dello stato nel regolare il mercato e nei controlli, il caporalato e lo sfruttamento della manodopera, soprattutto quella più ricattabile e debole, cioè i migranti, si diffonde a macchia d'olio dal Sud al Nord del Paese. Occorre intervenire immediatamente per fermare questa deriva di illegalità che si sta insinuando pesantemente nel tessuto economico del nostro Paese. Il decreto legislativo n. 251/2004 prevede per i caporali una multa di 50 euro e nessun reato penale. E' una vergogna cui va posta immediatamente fine. I caporali sono criminali e come tali debbono essere perseguiti! Per questo la FILLEA chiede alle forze politiche presenti in Parlamento di equiparare il reato di caporalato al reato di traffico di esseri umano, perseguendolo quindi penalmente. Esistono proposte di legge che vanno in questa direzione, chiediamo che il Parlamento inserisca nel proprio calendario la discussione di quelle proposte al più presto, e chiediamo al Presidente della Repubblica ed ai Presidenti delle Camere di intervenire per sollecitare il Parlamento a dare priorità a questo provvedimento. Ai lavoratori, ai cittadini, ai sindacati, alle associazioni antimafia, agli imprenditori, a tutta la società civile la FILLEA chiede di aderire e fare propria la campagna “Siamo uomini o caporali?” che lanciamo da Facebook affinchè il Parlamento italiano approvi in tempi rapidi una legge che inserisca nel Codice penale italiano l'equiparazione del reato di caporalato a quello della tratta di esseri umani. |
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18.12.2010 19:38

Nelle banche, già a partire dal 2 settembre 1943, in pochi mesi ben diciassette Commissioni Interne sono ricostituite. Da subito si caratterizzano per le rivendicazioni economiche e per le significative lotte finalizzate a conquistare il diritto al lavoro.
di credito.
Anche in Banca d’Italia, pochi giorni dopo la Liberazione, il 13 giugno, si costituisce un Comitato Interno Provvisorio fondato dai rappresentanti del personale appartenenti al Quadripartito Politico, emanazione diretta del CLN. Il Comitato Interno Provvisorio si pone l’obiettivo, in via prioritaria, di ripristinare taluni organismi democratici aziendali, ma soprattutto di riammettere in servizio i lavoratori ebrei e i dipendenti licenziati a seguito dell’accusa di sovversivismo. 
nubilato per cui, in caso di matrimonio, l’azienda può procedere al licenziamento della lavoratrice. Sposarsi è considerato un reato. Tale norma sarà abolita solo nel 1963.
dell’avventiziato, le assunzioni per concorso pubblico.
Nel dicembre del 1969 comincia una stagione di drammatici attentati (passata alla storia come strategia della tensione) proprio con l'esplosione di un ordigno nella Banca Nazionale dell'Agricoltura a Milano.
rivendicare aumenti uguali per tutti e rivendicazioni sociali come principio di unità di classe.
Nel 1977 viene approvata la legge 903 che rappresenta la più importante svolta culturale nei confronti delle donne. Con questa legge si passa dal concetto di tutela per la donna lavoratrice al principio del diritto di parità nel campo del lavoro e si introducono i primi elementi di condivisione della cura dei figli. Sono battaglie che permettono di realizzare un’esperienza collettiva che in pochi anni ha trasformato le coscienze e la vita delle donne. La donna, oltre alla parità, rivendica il diritto all’autodeterminazione nella vita privata e nella società, rivendica il pane e le rose: il diritto a scegliere la sua vita, il diritto al lavoro e alla felicità.
Dopo solo pochi mesi, il 14 febbraio del 1984, la neonata FISAC vive una delle pagine più difficili della storia della CGIL: il lacerante accordo di San Valentino sulla scala mobile. Per fortuna, nel nostro settore, nonostante un duro confronto, i riflessi negativi saranno marginali.
Con la legge Amato del 1990 il sistema bancario, per anni disegnato come la “foresta pietrificata”, entra in una fase di rivolgimenti radicali: cambia il modo di fare banca, cambia il lavoro in banca. Nelle banche di diritto pubblico e nelle casse di risparmio cambiano soprattutto le regole e gli assetti contrattuali che incidono sulle condizioni di un’ampia parte della categoria.